default_mobilelogo

Vivo in una giugnla, dormo sulle spine

Vivo in una giungla, dormo sulle spine è un verso di un poema popolare pakistano. Il testo è basato sulle storie vere che un giovano rifugiato pakistano mi ha raccontato. Storie di fughe, di viaggi notturni, di migliaia di dollari, di kalashnikov, di abbandoni, di bambini costretti ad imparare troppe cose, troppo presto.
Il testo ritrae Sher, il protagonista, appena arrivato in Italia, dopo una pericolosa fuga dal suo paese. Qui il giovane è accolto in una comunità per minorenni richiedenti asilo e affidato a Viviana, un'avvocatessa tutrice. La relazione tra il giovane e la sua tutrice, molto conflittuale all'inizio, si trasforma gradualmente in profondo affetto. Quanto l'affetto di Sher verso Viviana è sincero e quanto egli la sta invece manipolando? Una donna adulta, colta, emancipata incontra un ragazzo analfabeta, forse un delinquente, che ha visto troppe cose nella vita, capace di mentire - e chissà cos’altro - per salvarsi la pelle.

Un casale in campagna.
Una famiglia riunita in attesa di celebrare il funerale del padre patriarca.
Una grande nevicata.
Il passato che riemerge.
Sospetti e tensioni.
Inattesi e comici scontri.
Le contraddizioni dell’essere umano in una storia attuale e toccante.


Il boomerang è un’arma da lancio usata dagli aborigeni per la caccia o in guerra. Percorre una traiettoria curva e può tornare alla persona che l'ha lanciato. Per questo, rappresenta anche un "pericolo" per il lanciatore che è costretto a fuggire per non diventare a sua volta bersaglio.

Metaforicamente la parola “boomerang” viene usata per indicare un'azione che si ritorce contro chi l'ha iniziata, ha una valenza buffa, quasi comica. Si sfugge al proprio boomerang come si sfugge al proprio passato quando ritorna minaccioso.
A distanza di anni si può materializzare improvvisamente la punizione per le malefatte commesse molto tempo prima e che ormai sono perdute nella memoria.

Boomerang è una commedia divertente e scorretta. Si svolge durante una veglia funebre forzata che sprofonda in un caos irriverente, tipico della black comedy.

Il bersaglio è l’ipocrisia della principale istituzione della nostra società, la famiglia borghese con i suoi stereotipi ed il suo perbenismo. Ciò che si consuma o si decide all’interno delle mura domestiche spesso nasconde interessi che si riverberano nella società. Non è un caso che nel nostro Paese, come in molte altre parti del mondo, il potere economico, politico e finanziario sia concentrato nelle mani di poche famiglie che, apparentemente, sembrano tutte irreprensibili, oneste e devote.